Parco del Conero, vietato il sorvolo con droni senza permesso

Multato un turista che ha pubblicato un video sui social. La sanzione va da 50 a 400 euro

Sirolo, 20 novembre 2021 – Sorvolare i 6.000 ettari del territorio del Parco del Conero con un drone è possibile solo se autorizzati dallo stesso Ente Parco attraverso il rilascio di un apposito nulla osta.

L’Ente Parco Regionale del Conero ha recepito la normativa nazionale sia all’interno del proprio Piano del Parco sia nel regolamento attuativo, andando a disciplinare il sorvolo di tutti i veicoli compresi i droni.

Vista dall’alto di uno scorcio del Parco del Conero (foto tratta da un video di Andrea Civitarese e Eddy Bucci)

Non doveva essere evidentemente a conoscenza della normativa il turista che, dopo aver effettuato le riprese, le ha pubblicate anche su un social network. Il comando della Regione Carabinieri Forestale Marche, stazione del Conero, nel corso della sua attività di monitoraggio ha individuato il video e sanzionato l’autore ai sensi delle norme vigenti. La legge stabilisce una sanzione amministrativa da 50 a 400 euro per la violazione delle stesse.

Il quadro normativo sulla questione è chiaro. «La legge 6 dicembre 1991, n. 394 Legge quadro sulle aree protette all’art. 11h – spiega il presidente dell’Ente Parco del Conero Daniele Silvetti – stabilisce che è vietato il sorvolo di velivoli non autorizzati sui Parchi Naturali e zone soggette a protezione faunistica».

Inoltre, l’art.34 del Piano del Parco del Conero che riguarda il sorvolo del territorio, recependo la legge nazionale, all’art.1, vieta il sorvolo del territorio del Parco del Conero con qualunque mezzo derogando solo all’art. 2 per interventi con eliambulanze e con mezzi delle autorità statali, per attività di protezione civile, di polizia, di vigilanza, di spegnimento di incendi e comunque per tutti i casi autorizzati dal Parco.

Daniele Silvetti, presidente dell’Ente Parco del Conero

Il Regolamento del Parco poi, all’art. 4.16 prevede il divieto assoluto di sorvolo a bassa quota, il decollo e l’atterraggio da parte di velivoli, compresi mezzi aerei a pilotaggio remoto i cosiddetti “droni”, previo rilascio di nullaosta e la valutazione d’incidenza da parte dell’Ente Parco. È infatti l’Enav, Ente Nazionale Aviazione, ad aver stabilito già dal 2019 la riserva dello spazio aereo per il sorvolo a bassa quota al disotto dei 1.500 piedi, circa 457 metri, sulla totalità del perimetro del Parco del Conero.

Il rilascio del nulla osta da parte del Parco del Conero deve tener conto, inoltre, delle direttive comunitarie relative alle aree appartenenti alla Rete Natura 2000 per quanto concerne l’attività di disturbo delle specie faunistiche oggetto di tutela.

«Il rilascio del nulla osta, nel caso del Parco del Conero, laddove vi siano le condizioni, avviene in pochissimi giorni – conclude Silvetti – Il consiglio per tutti gli appassionati è quello di rispettare le norme, onde evitare di incorrere in procedimenti amministrativi e in sanzioni pecuniarie, e presentare la richiesta. Usare i droni si può ma con il reciproco rispetto di ruoli e normative».

 

redazionale

© riproduzione riservata


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

© riproduzione riservata

 


link dell'articolo