Parco del Conero – Cinghiali: tutti ammessi gli iscritti al corso trappolatori

Come acquistare le mezzene degli ungolati abbattuti

Sirolo, 18 marzo 2021 – Il consiglio direttivo del Parco del Conero valuterà l’ampliamento della task force per il contenimento dei cinghiali. Il cambio di passo dell’Ente manifesta subito la volontà di ammettere al corso di formazione tutti i 62 iscritti al bando trappolatori. Decisione che potrà essere approvata in sede di riunione dell’organo direttivo il prossimo 22 marzo.

Intanto, prosegue l’intensa operazione di controllo della specie per mezzo dei selettori. Ogni anno viene messa in commercio, tramite l’Ente Parco, una quantità di carne di cinghiale opportunamente trattata dal Salumificio del Conero. Lo spostamento dei cittadini per l’acquisto della carne è consentito anche in zona rossa, essendo la vendita delle mezzene un’attività che si inserisce nel più ampio e articolato piano per il contenimento della specie.

in vendita la carne di cinghiale, come fare per acquistarla

La selezione dei capi di cinghiale non si ferma nonostante le generali misure restrittive dovute all’emergenza sanitaria. Il piano di contenimento degli ungulati del Conero prosegue senza sosta, e l’attività dei selettori viene svolta con la consueta frequenza di tre giorni a settimana (lunedì, martedì, mercoledì), esclusi i mesi di luglio e agosto dove per motivi legati all’alta stagionalità del turismo gli abbattimenti con carabina vengono interrotti.

Il risultato di questa intensa attività, oltre ad assicurare il controllo della popolazione di cinghiali nel territorio, ne consente il consumo della carne tramite acquisto diretto.

È possibile infatti acquistare la carne di cinghiale direttamente dall’ente Parco Regionale del Conero, iscrivendosi nell’elenco delle persone fisiche o giuridiche che hanno diritto ad acquistare le mezzene di cinghiale abbattuti nell’ambito dei piani annuali di controllo, previo trattamento della carne e verifica sanitaria, al prezzo di € 6,00 al chilogrammo.

Chi abbia interesse ad acquisire le mezzene di cinghiale dovrà inviare richiesta all’indirizzo email: segreteria@parcodelconero.eu oppure dovrà telefonare al numero 071 93 31 161 negli orari di apertura degli uffici. Le somme ricavate dalla vendita degli animali sono destinate a un fondo per l’indennizzo dei danni provocati dagli ungulati.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Mascherine usa e getta: nuovo rifiuto 2.2

Una stima parla di quasi due miliardi che finiranno quest’anno negli oceani del mondo


Camerano, 5 aprile 2021 – L’allarme arriva dal Regno Unito, dove una recente analisi condotta dalla North London Waste Authority ha evidenziato come ogni settimana in quel Paese vengano usate e gettate via 102 milioni di mascherine usa e getta. Per rendere l’idea, ricoprirebbero un campo di calcio per ben 232 volte, come scrive la giornalista Francesca Mancuso su greenMe.

Purtroppo è vero: le mascherine usa e getta, quelle che ci proteggono dal virus, sono diventate il rifiuto più importante nell’arco dell’ultimo anno e mezzo. Un rifiuto, per intenderci, che ha superato di gran lunga quello delle bottiglie e dei sacchetti di plastica di cui stiamo per liberarci. Un rifiuto, insieme ai guanti in lattice, che la gente abbandona ovunque: per strada, nelle piazze, nei giardini pubblici, nei campi, lungo i sentieri di montagna, in spiaggia, in alto mare.

Un rifiuto che nessuno smaltisce per paura di un eventuale contagio o, più semplicemente, per menefreghismo. Una negligenza imperdonabile che, a livello trasversale, va imputata sia alla maleducazione delle persone sia all’indifferenza degli enti e delle imprese che dovrebbero smaltirle. Tanto che lo studio britannico, nell’invitare ad affrontare il problema che ormai è mondiale, suggerisce di rivederne la produzione invitando ad utilizzare prodotti biodegradabili.

Un problema serio, dunque, che riguarda tutti e che va risolto al più presto. Ho provato, nel mio piccolo, a testare quanto serio possa essere davvero. L’ho fatto, semplicemente, fotografando le mascherine abbandonate lungo il percorso che faccio abitualmente a Camerano, dove vivo, portando a spasso il mio cane. Un percorso di circa un chilometro e mezzo lungo un tratto di Via Loretana, l’area cani nei giardinetti di Via Scandalli, il parco degli orti. Risultato: ne ho incrociate una trentina. In foto la testimonianza di parte di esse.

Considerato che in Italia i Comuni sono oltre settemila, non è così empirico dire che in totale, in un solo chilometro e mezzo di essi, si siano accumulate come rifiuto oltre 237mila mascherine. Se si moltiplica il dato per tutti i possibili chilometri e mezzo percorribili in ogni Comune, si arriverà ad una cifra stratosferica di mascherine abbandonate sul territorio nazionale. Stimiamo, al ribasso, non meno di una decina di milioni? Sono convinto siano di più.

Una stima dello studio britannico parla di quasi due miliardi di mascherine che quest’anno finiranno negli oceani del mondo. Che facciamo, le lasciamo lì? Educare ad un sano e corretto smaltimento due miliardi di cretini, lo vedo poco percorribile. Chiamare a raccolta Greta Thunberg e i suoi seguaci ambientalisti, altrettanto. Finirà come con la plastica: spenderemo miliardi di euro per sbarazzarcene, e tutto grazie alla stupidità e alla maleducazione di tante persone. Le stesse che ogni giorno si lamentano dell’immane spesa pubblica destinata all’ambiente.

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