L’Ente Parco del Conero a protezione dei delfini

Il presidente Silvetti: “La tutela della fauna marina è uno dei nostri obiettivi”. Lucchetti, coordinatore del progetto: "Occasione di visibilità per il nostro lavoro"

Sirolo, 11 settembre 2021 – ‘Sviluppare una reciproca collaborazione attraverso il rafforzamento delle azioni progettuali che perseguano finalità comuni di promozione, studio, ricerca e conservazione delle risorse marine’. Questo, in sintesi, l’obiettivo del protocollo sottoscritto per conto dell’Ente Parco del Conero e del CNR – Consiglio Nazionale delle Ricerche, dal presidente Daniele Silvetti e dal coordinatore del progetto Life Delfi Alessandro Lucchetti.

Il presidente dell’Ente Parco del Conero Daniele Silvetti e Alessandro Lucchetti coordinatore del progetto Life Delfi

Il progetto Life Delfi cofinanziato dall’UE attraverso lo strumento finanziario Life, mira a ridurre le interazioni tra i delfini, in particolare la specie Tursiope, e le attività di pesca professionale. Tali interazioni sono negative sia per i delfini sia per i pescatori. Infatti, mentre gli uni possono restare impigliati nelle reti e subire ferite o trovare anche la morte, i pescatori possono subire perdite economiche dovute alla depredazione di pesce e per i danni che potrebbero essere arrecati alle reti.

Il progetto prevede una serie di attività di ricerca e di monitoraggio dei delfini nelle diverse aree interessate dal progetto tra cui l’Adriatico centrale di fronte alle coste delle Marche. Nasce dalla preoccupazione crescente all’interno della comunità scientifica internazionale per le interazioni dei cetacei con le attività di pesca professionale. In particolare, a preoccupare maggiormente è il frequente riscontro di segni di interazione con gli attrezzi da pesca sulle carcasse di delfini rinvenute in spiaggia o in mare.

«Con questo protocollo – ha detto il presidente Silvetti – ci impegniamo a realizzare un punto informativo presso il centro visite del Parco del Conero a Sirolo dedicato al progetto Life Delfi e, più in generale, sulle specie marine da tutelare».

Alessandro Lucchetti, coordinatore del progetto Life Delfi in rappresentanza dell’unico istituto di ricerca del CNR delle Marche, ha ribadito: «Ringrazio il presidente Silvetti e l’Ente Parco del Conero per la disponibilità. Al punto informativo forniremo il materiale utile per comprendere il lavoro che stiamo facendo e gli obiettivi che ci poniamo, informando non solo i turisti ma tutti coloro che frequentano il Centro Visite. Per noi è una grande occasione di visibilità per informare sia il pubblico che i pescatori».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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