Il sindaco Filippo Moschella risponde ad Andrea Storani

L’oggetto in questione è la discarica abusiva in Via Betellico nel Comune di Sirolo

Sirolo, 5 ottobre 2020 – Lo scorso sabato 3 ottobre, abbiamo pubblicato una lettera aperta del sirolese Andrea Storani indirizzata all’Ente Parco del Conero, al Sindaco e all’Assessore all’Ambiente di Sirolo dove si denunciava il degrado e lo stato di Via Betellico trasformata in discarica abusiva.

Chi l’ha detto che gli Amministratori sono sordi agli appelli dei cittadini? Forse altrove succede, ma non a Sirolo. Il sindaco Filippo Moschella ha prontamente risposto al signor Storani, intervenendo personalmente per risolvere il problema. Se tanto ci dà tanto, speriamo di ricevere in redazione quante più segnalazioni possibili. Di seguito, il contenuto della lettera inviata da Moschella a Storani:

Sirolo – Il sindaco, Filippo Moschella

«La ringraziamo per l’utile indicazione. Le segnalazioni dei cittadini sono molto utili per tutelare il territorio che in estate è stato frequentato giornalmente da migliaia di persone.

Colgo l’occasione per farLe presente che l’Ente deputato per la raccolta dei rifiuti abbandonati è esclusivamente la Rieco Spa, unico ente non indicato nella Sua lettera.

Nonostante ciò, ho provveduto ad informare tempestivamente la società che ha eseguito un primo intervento nella giornata di ieri e ne seguirà un altro nei prossimi giorni. Successivamente, cercheremo di monitorare la situazione, tenendo in considerazione che la zona da Lei segnalata è utilizzata come parcheggio ed è contigua alla SP2 percorsa da migliaia di persone, non tutte, purtroppo, sensibili come Lei e questa Amministrazione, alla tutela della natura».

Cordiali saluti.

Il sindaco

Filippo Moschella

 

redazionale

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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