Il Parco del Conero compie 35 anni

Il presidente Daniele Silvetti: “Al lavoro per il Parco del futuro, più stabile e sicuro”

Sirolo, 23 aprile 2022 – «Sono passati 35 anni da quel 23 aprile del 1987 in cui il Consiglio Regionale delle Marche istituì il primo Parco Naturale di tutta la Regione. Celebriamo oggi il primo traguardo di quella storica scelta politica – ha ricordato il presidente Daniele Silvettiche tanto impegnò il dibattito politico e che rappresentò una vera e propria rivoluzione nell’assetto del Territorio».

Istantanee del Parco del Conero (foto Marche Travelling)

Un traguardo non da poco che va sottolineato. «Per questo – ha aggiunto Silvetti – stiamo lavorando ad una serie di iniziative che si svolgeranno nel corso di tutto l’anno, che vedranno il coinvolgimento anche degli ex presidenti che hanno rappresentato pro tempore il Parco Regionale del Conero, ponendo le basi per un momento di confronto sulla storia del Parco a distanza di 35 anni da quel giorno che è ormai pietra miliare della storia di questo Ente».

Daniele Silvetti, presidente dell’Ente Parco del Conero (foto d’archivio)

Il presidente Silvetti, che ha già effettuato una prima riunione collegiale lo scorso marzo con i colleghi ex presidenti Gilberto Stacchiotti, Lanfranco Giacchetti, Mariano Guzzini, Sergio Strali, Giancarlo Sagramola, Andrea Montresor, ha previsto un momento celebrativo all’interno della festa del Parco che si terrà all’inizio di luglio, oltre ed una pubblicazione ufficiale che racchiuderà i contenuti ed i temi dell’Area Protetta del Conero e un quadro storico degli attori e dei protagonisti che hanno condotto il Parco da quando era amministrato in forma Consortile, fino alla costituzione dell’Ente attuale.

«Ogni consiglio direttivo ha avuto un ruolo in questo percorso, e contribuito a far sì che il Parco del Conero sia quello che è oggi – ha concluso Silvetti – e reca un patrimonio di esperienza, professionalità, cultura e conoscenza che non va disperso».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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