Green Revolution, a Sirolo si discute di transizione ecologica e sviluppo

Lunedì 28 giugno a partire dalle 10.30 presso il Teatro Cortesi

Sirolo, 26 giugno 2021 – Lunedì 28 giugno a partire dalle 10.30 presso il Teatro Cortesi di Sirolo, Piazza Franco Enriquez, si terrà l’incontro pubblico sul tema Green Revolution, transizione ecologica e sviluppo. La partecipazione del pubblico è libera fino ad esaurimento posti, non occorre prenotazione.

Dopo i saluti istituzionali del sindaco Filippo Moschella e del consigliere regionale Mirko Biló, introdurranno i lavori Riccardo Strano presidente di Hesis Marchedmc, Salvatore Piscitelli presidente di thinkMarche e Aroldo Curzi Mattei presidente della Fondazione Enrico Mattei.

Relatori la senatrice Alessandra Gallone segretario della Commissione Ambiente del Senato, Stefano Saglia componente collegio Arera e già parlamentare, Francisco Frojan Madero Monsignore, biologo e già relatore al forum internazionale Europarc, Daniele Silvetti presidente del Parco del Conero e Andrea Maria Antonini consigliere regionale e presidente della commissione Governo del territorio, ambiente e paesaggio.

L’iniziativa, organizzata da Hesis Marchedmc e thinkMarche e patrocinata dal Comune di Sirolo e dall’Ente Parco del Conero, ha l’obiettivo di approfondire le tematiche relative alla tutela ambientale con particolare riferimento all’evoluzione legislativa e alle misure collegate previste dal PNNR riguardo alla missione denominata Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica.

Si affronteranno gli aspetti che riguardano e coinvolgono le attività di iniziativa della Regione Marche. Al centro del dibattito, l’innovazione normativa e l’applicazione delle leggi in termini di rispetto della concorrenza nel settore delle fonti energetiche, nonché le riforme conseguenti all’introduzione del Ministero della transizione ecologica.

Si discuterà anche dei cambiamenti sociali e del loro impatto sull’ambiente, delle prospettive di uno sviluppo sostenibile e di educazione cristiana sull’etica ambientale e sull’ecologia.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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