Ente Parco: l’agricoltura bio conquista il Conero con oltre 200mila euro

Arriva la rete d'imprese con l'Accordo Agroambientale d'Area. Riguarda i Comuni di Ancona, Camerano, Sirolo, Numana, Osimo e Castelfidardo

Sirolo, 17 ottobre 2020 – Una rete di imprese “consapevoli” per lo scambio di expertise nell’agricoltura bio. Sono ventisei le aziende che hanno preso parte al progetto Coltiviamo la qualità delle acque del Conero all’interno dell’Accordo Agroambientale d’Area promosso dall’Ente Parco del Conero. Oltre 200mila euro di fondi dal Piano di Sviluppo Rurale impiegati per le attività di formazione, informazione e sostegno alle aziende agricole bio.

Il progetto quinquennale, siglato nel 2018, si avvicina al giro di boa e mette in fila tre azioni principali: monitoraggio dei suoli e della vegetazione, formazione e informazione, mappaggio delle aziende aderenti. L’area dell’Accordo ricade in gran parte nel territorio del Parco del Conero e tocca i Comuni di Ancona, Camerano, Sirolo, Numana, Osimo e Castelfidardo per una superficie complessiva coltivata pari a 5.389 ettari su una superficie totale di 11.315 ettari.

Agricoltura bio nel Parco del Conero

La finalità del progetto risiede nel miglioramento della qualità delle acque dell’area interessata dall’accordo attraverso la diffusione di una conduzione agricola sostenibile, con un approccio che favorisca la partecipazione attiva delle aziende agricole. Il progetto, dunque, punta a creare aree che funzionino da modello per altri territori sotto la spinta iniziale dei contributi erogati per favorire una gestione sostenibile.

Nello specifico, il Piano di Sviluppo Rurale della Regione Marche ha impegnato 39mila euro per le attività di formazione e informazione, monitoraggio e creazione della rete d’imprese. Mentre 175mila euro sono impiegati nell’agricoltura biologica, per la partecipazione fattiva delle aziende biologiche alle attività dell’accordo d’area.

Metodologie innovative

Il monitoraggio dei suoli e della vegetazione hanno visto affiancare ai metodi classici di ricerca anche tecniche di analisi molto avanzate, come lo studio della presenza di particolari insetti nel terreno per valutarne la “vitalità”. Parallelamente è stata effettuata un’analisi enzimatica del terreno in collaborazione con l’Osservatorio Regionale dei Suoli. Il monitoraggio della qualità delle acque è stato effettuato con l’ausilio dei tecnici dell’Arpam.

Formazione e informazione

Uno step fondamentale riguarda l’accurata formazione delle aziende agricole aderenti. In un primo momento è stato effettuato il rilevamento dei bisogni formativi attraverso un’indagine specifica volta a far emergere le esigenze conoscitive degli agricoltori. Dopo aver depositato le domande per la serie di interventi di formazione, si è provveduto ad affiancare un tutor ad ogni azienda. I primi interventi formativi sono stati mirati sul tema della fertilità del terreno e sulla gestione delle acque per evitare processi di erosione che possano causare smottamenti e inquinamento delle falde.

Al termine dei cinque anni, le aziende che hanno preso parte al progetto avranno imparato a produrre in modo “consapevole”. Tutto ciò al fine di restituire alla società servizi ecologici che si impegnino a contenere, se non addirittura evitare completamente, danni di tipo ambientale come l’erosione, o di tipo alimentare come la presenza di additivi chimici nel cibo.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

“Eravate rincoglioniti anche prima!”

Diventa virale sui social un post critico a firma Lorena Verucchi


27 ottobre 2020 – Le restrizioni imposte dall’ultimo Dpcm firmato dal premier Conte e in vigore da un paio di giorni, con le sue restrizioni, sospensioni e chiusure anticipate, ha scatenato sui social una ridda di reazioni disordinate, frastornate, spesso accusatorie. Ne riporto una, integralmente anche se cruda, a firma Lorena Verucchi che sta diventando virale a forza di condivisioni. Lascio al lettore ogni interpretazione e/o reazione, aggiungendo un personale quesito: ma davvero eravamo, o siamo, così?

Fossi in Conte, adotterei le stesse misure anticovid della Svezia e farei selezione negli ospedali come la Svizzera. Poi, mi preparerei 20 kg di popcorn e 10 casse di birra e mi godrei lo spettacolo di vedervi morire come mosche.

Sono parole forti, lo so, ma sentirvi lagnare per ogni cazzo di cosa che vi si dice è alienante. “Dittatura sanitaria”, “Conte come il DVCE” e altre vaccate così (pronunciate, spesso, proprio da fascistoidi) fanno ridere, se non ci fosse da piangere.

Avete rotto i coglioni con gli autobus pieni zeppi e, ora che vogliono reintrodurre una d.a.d. più forte (per ridurre assembramenti dentro le scuole e nei mezzi pubblici) rompete ancora la fava perché “i vostri figli sono in prigione”.

I teatri sono in crisi da 20 anni perché nessuno ci andava (preferivate stare a casa a guardare la D’Urso) e ora che li hanno chiusi, sembrate tutti Dario Fo. Scaricavate film pirata da internet e, per questo, i cinema chiudevano. Ma ora siete tutti Fellini. Comprate di tutto su Amazon, ma ora vi stanno a cuore i negozietti di quartiere e i poveri artigiani.

La verità è che siete ipocriti. Disfattisti. Ignoranti come bestie. Vi meritate il dj del Papeete a capo della vostra mediocrità. Il virus, dopo le 18, non è più contagioso? La mascherina è dannosa perché ti fa respirare la tua CO2 e ti rincoglionisce, vogliono far fallire l’Italia ecc… No, mi dispiace deludervi. La mascherina non c’entra. Eravate rincoglioniti anche prima.

Poi, ovviamente, capisco che essere una partita iva, di questi tempi, sia la cosa peggiore che possa esserci. Ma è una pandemia. Tutto il mondo è in questa situazione. Addirittura molto peggio. Cosa era meglio? Tenere il negozio aperto e avere tutti i clienti morti?

Comunque vi invidio. Vorrei essere anche io come voi e urlare: non ce n’è coviddi! e avere sempre la verità in tasca, dall’alto della mia cultura maturata presso l’università della vita.

Ne usciremo migliori. Manco per il cazzo”.

Lorena Verucchi

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