Mezzi Astea convertiti a metano

Primo esperimento con un autocarro della raccolta porta a porta

Osimo, 12 ottobre 2018  – Continua l’impegno Astea per l’ambiente. Questa volta attraverso la conversione a metano dei propri mezzi della raccolta a Osimo dei rifiuti porta a porta. Nei giorni scorsi è stata infatti realizzata la trasformazione da diesel a metano del primo mezzo della flotta, al quale la società conta di poter dare seguito.

Osimo – Il primo mezzo dell’Astea con funzionamento a metano

La tecnologia dual-fuel permette di installare impianti di alimentazione a gas naturale nei tradizionali motori diesel, tramite l’utilizzo di una centralina di controllo che gestisce il quantitativo di gasolio limitandolo al 50% del consumo totale di combustibile. Questo significa un abbattimento netto del 50% dei residui carboniosi (le cosiddette polveri sottili o pm10), e una sensibile diminuzione della CO2, gas ad elevato effetto serra.

Inoltre, il consumo di gasolio limitato fa sì che ci sia un minor utilizzo di additivi come l’Ad-Blue o, ad esempio, la possibilità di diminuire la frequenza dei cambi d’olio.

Ma non c’è solo un vantaggio in termini ambientali. Il sistema risulta anche economicamente vantaggioso, basti pensare che su un mezzo da lavoro di cilindrata leggera, come quelli adottati da Astea, riducendo del 50% il consumo di gasolio, a fronte di un consumo di gas naturale di circa 7 kg per ogni pieno, si ottiene un risparmio economico medio stimato di almeno 200 euro mensili per ogni mezzo convertito.

Osimo – Massimiliano Belli, direttore generale Astea

Considerando che i mezzi usati per la differenziata sono 30, si potrebbe raggiungere un risparmio mensile di 6mila euro, 72mila euro in meno all’anno.

“Al momento abbiamo avviato la sperimentazione su un unico mezzo già usato per il porta a porta – spiega il direttore generale di Astea Massimiliano Belli Riderelli – ora stiamo valutando quanti della trentina disponibili potranno subire la stessa conversione in metano e semmai gradualmente porteremo tutta la flotta a regime per ottenere il massimo dei vantaggi ambientali ed economici di questa operazione”.

 

redazionale

 


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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