Presentata da Busilacchi la legge per la gestione delle aree naturali protette

La proposta del consigliere regionale di Articolo 1 Mdp è quella di istituire un ente unico regionale

Ancona – Unire le aree naturali protette delle Marche sotto un unico soggetto regionale. Questa la proposta avanzata dal Consigliere regionale di Articolo 1 Mdp, Gianluca Busilacchi, che ha presentato una apposita proposta di legge in Consiglio regionale.

«Lo scopo di questa legge – afferma Busilacchi – rientra in un percorso di razionalizzazione e riorganizzazione dell’assetto gestionale e di programmazione dei parchi della regione, di riordino e semplificazione del sistema degli enti pubblici regionali, di riduzione degli oneri finanziari, gestionali e organizzativi. Tutto questo per consentire una gestione ispirata ai principi delle economicità della spesa e della valorizzazione delle aree naturali protette».

Gianluca Busilacchi, consigliere regionale di Articolo 1 Mdp

Questo nel solco di razionalizzazione che la Regione ha già avviato con la costituzione di un unico ente per il diritto allo studio, con l’Asur e le Camere di Commercio.

La proposta di legge affida alla Giunta regionale la definizione delle modalità di costituzione dell’ente regionale di gestione delle aree naturali protette e le regole di subentro agli attuali enti di gestione.

«Il nuovo ente unico che andremo a costituire – conclude Busilacchi – sarà anche lo strumento per realizzare e coordinare le politiche ambientali sul territorio, semplificando la governance e razionalizzando l’utilizzo delle risorse assegnate, oggi frazionate, attraverso l’abolizione degli attuali organi che gestiscono le aree protette marchigiane per ottimizzare la spesa pubblica e puntare su una azione esclusiva di salvaguardia e valorizzazione delle bellezze naturali della nostra regione anche dal punto di vista turistico. Un gestore unico sarà in grado, infatti, di promuovere tutte le aree protette, accrescendo visibilità e attrattività per il loro insieme al di là del singolo territorio che il turista intende conoscere e visitare».

 

redazionale


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Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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