Dibattito pubblico sul futuro del centro storico di Jesi

Giovedì 17 settembre ore 18 Palazzo Bisaccioni in Piazza Colocci 4 con il sindaco Massimo Bacci e Alfredo Benigni di Jesi Centro

Jesi, 15 settembre 2020 – “I centri storici cittadini rappresentano un fattore importante di sviluppo economico e culturale per i territori italiani“.

All’incontro sul futuro del centro storico di Jesi, giovedì 17 settembre ore 18 Palazzo Bisaccioni in Piazza Colocci 4, sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, saranno presenti il sindaco della città Massimo Bacci ed il fondatore dell’associazione Jesi Centro Alfredo Benigni. Modera il giornalista Gianni Moreschi.

Massimo Bacci sindaco di Jesi

Il centro storico di Jesi è stato oggetto di molti interventi che hanno cambiato la fruibilità con accessi più efficaci e con la riorganizzazione e ammodernamento di contenitori anche storici.

Il recupero delle ex carceri, la sistemazione al piano terreno della biblioteca nel palazzo della Signoria, l’acquisizione del museo Stupor Mundi e la sistemazione della statua dell’imperatore Federico II all’interno delle mura, la riqualificazione dell’enoteca regionale. In sintesi, sono molti gli interventi effettuati, rendendo il centro più bello e accessibile. Ora si è di fronte a nuovi progetti come la sistemazione della viabilità.

La città è ancora un cantiere aperto anche dopo l’ultima realizzazione importante: la sistemazione di Piazza Pergolesi. Le preoccupazioni dei commercianti del centro non sono del tutto svanite. Ora tiene banco la questione della rivitalizzazione del centro con locali ed iniziative. La città in realtà è più viva che in passato, ma la crisi e la concorrenza preoccupano. Gli ultimi lavori ne hanno cambiato la fruibilità, giovani e turisti vengono a Jesi, questo significa recuperare fatturato e vendite?

Nel dibattito di giovedì 17, con i commercianti del centro storico si cercheranno di individuare soluzioni o suggerimenti. Come sempre, la Fondazione invita a riflettere e a discutere su temi che, si spera, possano diventare una voce da sentire e/o seguire per le scelte future. Un confronto aperto a tutti i cittadini ed agli operatori economici.

Per partecipare al convegno è obbligatoria la prenotazione allo 0731/207523 o alla mail: info@fondazionecrj.it

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Il dilemma dei cameranesi doc

Dove andrà a finire il loro voto per le Regionali?


Camerano, 16 settembre 2020 – Mancano quattro giorni all’apertura dei seggi per votare sì o no al referendum confermativo del taglio dei parlamentari. Un election day per la verità, dal momento che qui nelle Marche si vota anche per eleggere il nuovo Presidente di Regione e, in tre Comuni nella provincia di Ancona, si vota anche per eleggere il nuovo Sindaco.

Qui a Camerano saranno due le schede che verranno consegnate agli elettori: quella per il referendum e quella per le regionali. E su quest’ultima mi vorrei soffermare. Non foss’altro, perché qui a Camerano a distanza di vent’anni c’è un cameranese doc candidato alla carica di consigliere regionale nelle fila di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Unico candidato in tutto il Comune. Si chiama Lorenzo Rabini (foto) e in paese lo conoscono praticamente tutti. Perché è stato – ed è –  consigliere comunale dal 2001 e consigliere provinciale dal 2007.

Una lunga militanza politica la sua, che nel 2000 lo aveva già portato ad una prima candidatura alla Regione: “Quello fu un modo per farmi conoscere territorialmente” dice lui a tal proposito.

Ma è un’altra la riflessione che vorrei fare e la domanda che mi pongo. Una curiosità che senz’altro verrà appagata il 22 settembre a scrutini terminati. Quanti voti i cameranesi, dirotteranno su di lui? Camerano è un Comune che da decenni è governato dal PD, anche se il sindaco in carica me lo negò espressamente a precisa domanda anni fa. E se il PD sta lì da tempo, significa che di simpatizzanti in paese ne ha una buona manciata.

Cosa prevarrà negli animi di questi simpatizzanti, la bocciatura a prescindere verso un uomo di centrodestra, o la volontà e la necessità di avere in Regione uno che li rappresenti? Per giunta, uno di loro, un compaesano. Detta in un altro modo, quanto hanno colto, i cameranesi, della lunga esperienza politica accumulata negli anni da Rabini? Quanto potrà essere utile un compaesano in Regione per provare a cambiare le sorti e il futuro di un paese come Camerano che si sta spegnendo giorno dopo giorno? Sempre, ovviamente, che Rabini in Regione ci arrivi.

Personalmente, ho sempre pensato e pesato il mio voto badando più al candidato e al suo programma; cercando di valutare come si è mosso negli anni e quanto ha prodotto, come lo ha prodotto e verso chi, piuttosto che basarlo sul colore di una bandiera o di una chiesa. Eppoi, diciamocelo: tra avere un conoscente in Regione e non averlo, è sempre preferibile averlo: non si sa mai!

Staremo a vedere come la pensano e come si muoveranno i cameranesi. Se la vivranno come un’opportunità in più o: “chi se ne importa, tanto il paese è quello che è e non sarà certo un Rabini di turno a cambiare il suo destino”, come mi ha detto tempo fa un altro cameranese doc.

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