Area Marina Protetta: l’intervento di Stefano Baccega

Velista e subacqueo, ex presidente della Sef Stamura Ancona ed ex delegato regionale della Lega Navale Italiana, Baccega spiega la sua contrarietà all’AMP Costa del Conero

Ancona, 29 novembre 2020 – Stefano Baccega velista e subacqueo, ex presidente della Sef Stamura Ancona ed ex delegato regionale della Lega Navale Italiana, si aggiunge ai tanti interventi in merito all’area marina protetta Costa del Conero – in fase di decisione sia a livello regionale che ministeriale – mettendo a disposizione la sua visione e la sua esperienza.

Lo fa inviando una lunga lettera in redazione che volentieri pubblichiamo integralmente.

Ancona – Stefano Baccega

“In merito all’istituzione dell’AMP (area marina protetta) – scrive Baccega – devo notare che pochi fanno riferimento ai vari documenti del 2014 e seguenti, consultabili sul sito Assonautica, che sono abbastanza esaustivi e spiegano le rispettive posizioni che hanno preso da una parte varie associazioni ambientaliste (a favore), e dall’altra i sindaci di Sirolo e Numana e più recentemente Ancona, nonché il Consorzio Vanvitelli (contro).

Il Consorzio Vanvitelli, come noto, è composto da nove Circoli Nautici, un circolo subacqueo e operatori turistici che gravitano nel complesso di Marina Dorica. Senza la conoscenza di questa documentazione ed i successivi commenti tecnici e politici che si sono susseguiti nel tempo il rischio di formarsi un parere superficiale è abbastanza consistente.

Cerchiamo di essere positivi: l’ambiente e la tutela del mare non possono non accomunare tutti, perché quindi questa diversità di opinioni? La risposta deve essere trovata nel “come” si intenda raggiungere l’obbiettivo di tutelare il mare del Conero, ovvero nel mettere in atto strumenti che siano adatti allo scopo. A priori devo ammettere che sono contrario all’AMP, così come è stata proposta. Se stabiliamo una regola,deve esserci un nesso diretto con lo scopo.

Per esempio dobbiamo proteggere la posidonia, come nella maggior parte delle altre AMP già esistenti, e quindi la regola è: vietato l’ancoraggio. Oppure: si potrà fare il Whale Watching (portare i turisti a vedere le balene) come nelle altre AMP. Peccato che nelle nostre zone la posidonia non c’è, e nemmeno le balene. Intendo questo per superficialità, ma altri esempi possono essere fatti, oltre che nel campo naturalistico, anche in quello economico e di sostenibilità dell’ecosistema.

Ma siamo sicuri che le nostre strutture ricettive, Sirolo e Numana, siano in grado di ricevere il maggior afflusso di turisti che l’AMP a detta dei promotori dovrebbe comportare? Non è che le spiagge siano ormai al collasso, tant’è che siamo già costretti a limitare gli afflussi a Mezzavalle, per non parlare di posteggi e alberghi. Forse che i Sindaci di Sirolo e Numana non hanno a cuore i bilanci dei propri albergatori? Non credo proprio. L’unica soluzione sarebbe quella di aumentare di almeno 10 miglia il Monte Conero…

Da parte di alcuni si dice che i “moscioli” hanno residui “fecali” per via delle barche che ormeggiano nella baia di Portonovo: questa è una doppia superficialità, infatti quando la raccolta dei mitili è stata sospesa, è noto, la sospensione è stata effettuata a causa della presenza di un’alga rossa perfettamente naturale. Molte barche sono dotate (quelle nuove, tutte) di serbatoi per le acque nere che devono essere svuotati solo al largo delle coste (chi non li ha, li metta), in alcuni paesi del Mediterraneo questi serbatoi sono obbligatori, altrimenti in baia non si entra.

E poi, siamo sicuri che siano le barche le responsabili del degrado dell’ambiente marino? In fin dei conti abbiamo ottenuto la bandiera blu per diversi anni! Non è il caso che puntiamo il dito su altre forme di inquinamento micidiali tipo gli sversamenti di vario genere, aree portuali in cui galleggia di tutto, plastica, polistirolo, nafta e olio motore? E i divieti di balneazione ricorrenti, li risolviamo con l’AMP? La settimana scorsa la spiaggia di Palombina era piena di cefali morti (in questo periodo i cefali effettuano una migrazione da nord a sud in grande quantità), sembra a causa di “sversamenti”, ovvero, avvelenati. Alcuni giorni dopo è stato trovato un delfino di tre metri morto vicino a Marina Dorica. Purtroppo non è stato possibile verificare le cause della morte, e spero che i due fenomeni non siano collegati fra loro. Forse che l’AMP potrebbe risolvere anche  questo genere di problemi?

Direi proprio di no, mentre almeno la soluzione della ZTB (Zona Tutela Biologica) che viene portata avanti dal Comitato NO AMP, appare la più adatta almeno a risolvere parte dei problemi della nostra area, in pratica mettendo d’accordo chi non è in malafede oppure semplicemente disinformato, preda di facili demagogie. Regole in campo ce ne sono e devono essere scrupolosamente rispettate. I vantaggi  di una ZTB in sintesi sono:

  1. Ripopolamento faunistico di un’area delimitata a breve distanza dalla costa e verso il largo, pesca di ogni tipo proibita. Raggiungibile anche a nuoto.
  2. Benefici sulle zone confinanti l’area stessa.
  3. Deterrente contro la pesca illegale effettuata con lo strascico od altri mezzi, per la presenza di barriere apposite.
  4. Zona di osservazione, studio e comparazione con altre strutture similari nelle Marche e altrove.

Innegabili vantaggi per tutti, dato l’impatto lieve delle limitazioni per i bagnanti, i diportisti, gli snorkelisti, i subacquei con autorespiratore gestiti dai diving, gli apneisti, nonché i pescatori sportivi e professionisti, i quali, a fronte della rinuncia ad un’area, beneficeranno dell’effetto ripopolamento sulle aree confinanti, come già sperimentato”.

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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