Ancona – Moby Litter, the future we don’t want

Il 26 giugno in diretta sul canale YouTube Univpm workshop sull’inquinamento da plastiche in mare. Sarà inaugurata Moby Litter la balena in metallo che simboleggia l’attività di ricerca dell’Ateneo.

Ancona 25 giugno 2020 – Ancona, la sua Università, il Porto e le aziende il 26 giugno saranno al centro di un workshop dedicato al problema dell’inquinamento da plastiche in mare che verrà affrontato da molteplici prospettive.

A partire dalle ore 09.00, in diretta streaming sul canale YouTube Univpm: 

www.youtube.com/user/UNIVPM1, si terrà presso il Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente dell’Università Politecnica delle Marche l’evento Moby Litter, the future we don’t want.

Al workshop parteciperanno esperti della ricerca scientifica e dell’Europa con le Mission di Horizon Europe, “Healthy oceans, seas, coastal and inland waters”, JPI Oceans and Blue Med Initiative. Parleranno poi le principali associazioni ambientaliste: Marevivo, Greenpeace e Legambiente, ed anche alcune aziende leader nel disinquinamento, riutilizzo ed uso sostenibile della plastica: Fratelli Guzzini, Garbage Group, Irissrl, ed infine si parlerà del Piano Lauree Scientifiche (PLS) in Scienze Naturali e Ambientali, con l’intervento di alcune scuole.

Alle 11.00 circa sarà presentata alla stampa Moby Litter la balena in metallo, il simbolo iconografico che sottolinea l’importante azione di ricerca che l’Università Politecnica delle Marche sta facendo per la tutela del mare. La struttura è stata donata dal cantiere nautico CPN e da Garbage Group, due aziende anconetane che in sinergia hanno realizzato il Pelikan, il battello green da lavoro per i servizi ecologici dedicato alla raccolta dei rifiuti solidi galleggianti, semisommersi e oleosi negli specchi acquei chiusi. Un’immagine incisiva che rafforza il legame fra il mondo della ricerca e quello delle imprese che operano nel settore della Blue and Circular Economy.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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