Ancona – La Giunta comunale boccia il referendum sull’Area Marina del Conero

Quacquarini, Rubini e Gruppo M5S: «Dopo mesi di rinvii e pantomime, affossato il referendum cittadino»

Ancona, 13 gennaio 2022 – E dunque, nella serata del 12 gennaio 2022, agli albori di un nuovo anno, arriva la decisione definitiva della Commissione consiliare competente sul quesito referendario presentata a maggio 2021 dai Comitati promotori dell’Area Marina Protetta del Conero (AMP): bocciato!

A comunicarlo in una nota, Gianluca Quacquarini di Democrazia Collettiva – Gruppo misto, Francesco Rubini, Altra Idea di Città, Andrea Vecchietti, Daniela Diomedi e Lorella Schiavoni del Movimento 5 Stelle Ancona che commentano:

«Responso scontato dopo otto mesi di melina, di patomime e di continui rinvii della stessa Commissione che, esorbitando dai propri compiti, ogni volta proponeva una nuova formulazione del quesito sempre meno aderente alla questione AMP e alla sua legge istitutiva».

In sostanza, i cittadini anconetani non potranno, per ora, esprimersi democraticamente su un tema di cui si parla da oltre 20 anni, su cui c’è il via libera del Ministero, su cui nel 2013 l’attuale Sindaco e la maggioranza che la sostiene ne avevano fatto un punto programmatico. La Commissione consiliare dorica ha negato loro un diritto democratico ad esprimersi su una questione che riguarda il loro futuro e, più in generale, quello dell’ambiente marino che costituisce una componente importante del nostro habitat.

«Si conferma ancora una volta una giravolta incredibile di questa Giunta e della maggioranza – insistono i firmatari della nota – che cambia idea su temi cruciali per il nostro territorio per difendere chissà cosa a discapito della collettività. E fortuna che sono per la tutela ambientale…

Sindaco, Giunta e maggioranza di chiacchiere e di carte ne fanno tante, fatti concreti per il bene della loro comunità tutta e non solo di una piccola parte, zero!

In conclusione: invitiamo tutti, in primis i Comitati promotori dell’Area Marina Protetta del Conero, a non mollare ed insistere nella volontà di perseguire l’istituzione dell’AMP per il nostro mare, ed impegnarsi per la presentazione di una nuova proposta di quesito referendario per far esprimere i cittadini sul loro futuro. Noi saremo al loro fianco come sempre».

Seguono firme.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Democrazia pura, una pratica fuori moda

Da lunedì 24 gennaio il via all’elezione del Presidente della Repubblica


Camerano, 23 gennaio 2021 – Oggi è domenica 23 gennaio, giorno di festa e di riposo. Non per tutti, ovviamente, men che meno per i Deputati (630), i Senatori (315), i Rappresentanti delle Regioni (58 Grandi elettori)) e i Senatori a vita (6), convenuti a Roma per eleggere il prossimo Presidente della Repubblica. Un totale di 1.009 elettori che a partire dalle ore 15 di domani, lunedì 24 gennaio, daranno il via al primo scrutinio per trovare il sostituto del presidente Sergio Mattarella (foto) giunto a fine settennato.

E siccome i partiti politici non sono stati in grado di esprimere ufficialmente un proprio candidato – Silvio Berlusconi ha sciolto la riserva e ha detto no alla sua candidatura per il centrodestra – oggi che è domenica a Roma si lavora per decidere cosa fare domani in seno al Parlamento riunito per l’occasione in sede comune. Per la Regione Marche i tre rappresentanti designati a far parte dei Grandi elettori sono: Francesco Acquaroli (Fdi) presidente della Giunta regionale (scelto con 12 voti); Dino Latini (Udc) presidente del Consiglio regionale (9 voti); Maurizio Mangialardi (Pd) capogruppo in minoranza (8 voti).

Come funziona l’elezione del Presidente della Repubblica? Nei primi tre scrutini è richiesta la maggioranza di due terzi dell’assemblea, pari a 673 voti; dal quarto scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta, pari a 505 voti. Da questi numeri si evince che nessuno schieramento politico a sinistra, a destra o al centro ha i numeri sufficienti ad eleggersi un proprio candidato. Almeno, non ai primi tre scrutini. Forse sarà possibile dal quarto, ma occorrerà comunque mettere in piedi accordi per arrivare ai 505 voti necessari. Ed è per questi accordi, per trovare una convergenza sul nome di un papabile che oggi a Roma 1.009 politici sono in fibrillazione.

Stiamo parlando della massima carica dello Stato, una figura irreprensibile, incorruttibile, garante dei partiti e delle istituzioni, in grado di rappresentare al meglio la nostra Costituzione e l’Italia intera dentro e fuori i confini nazionali. Il fatto che nessun partito sia stato in grado di fare un nome con simili caratteristiche la dice lunga su come sono messi. I partiti politici, ovviamente, mica gli italiani che, a mio avviso, di uomini con tali caratteristiche ne esprimono diversi e in svariati campi.

Al di là di tutte le menate e le manfrine partitiche la volontà di imporre un proprio uomo che possa pendere a loro favore, e avvantaggiarli nelle scelte future, è il vero motivo che ha indotto i singoli leader politici a non fare un nome in questa fase. Complicando non poco una elezione già complicata di per sé. Giochi di potere ormai stantii tutti italiani che non si ha il coraggio di cambiare.

Sarebbe tutto molto più semplice se riuscissimo a svecchiare anche questa elezione. Come? Magari, così. Ogni partito, o schieramento politico che sia, un mese prima dell’elezione presenta il suo candidato ufficiale. Parlamento e Grandi elettori si riuniscono e votano: chi riceve più voti, anche solo uno più di un altro, diventa Presidente della Repubblica. Facile, no? Ma questa sarebbe Democrazia pura, una pratica che oggi non coniuga quasi più nessuno.

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