Ancona – Firmata convenzione tra Regione Marche e Direzione Marittima

Fra le varie attività regolamentate: pesca, acquacoltura, polizia marittima e demaniale, diporto nautico

Ancona, 16 luglio 2021 – Pesca marittima, acquacoltura, tutela dell’ambiente marino e costiero, salvaguardia delle risorse ittiche, sicurezza della navigazione, utilizzo del demanio marittimo e del mare territoriale, polizia marittima e demaniale: è ampio l’ambito di intervento su cui la convenzione tra la Regione Marche e la Direzione Marittima di Ancona prevede una stretta e proficua collaborazione.

L’intesa, che disciplina la cooperazione nell’esercizio delle rispettive competenze, è stata firmata questa mattina nella sede regionale dal vicepresidente Mirco Carloni e dal direttore marittimo Contrammiraglio Enrico Moretti.

Ancona – Il Contrammiraglio Enrico Moretti e il vicepresidente della Regione Mirco Carloni siglano la Convenzione tra Direzione Marittima e Regione Marche

«Oggi sigliamo un accordo importante che certifica il ruolo coordinato delle Istituzioni per migliorare la gestione delle risorse ittiche e favorire lo sviluppo della pesca e dell’acquacoltura nel rispetto dei principi della sostenibilità ambientale», il commento del Vicepresidente della Regione Marche.

«Ho sempre ritenuto che, per conseguire risultati positivi nell’ottica del servizio da rendere alla collettività, le Amministrazioni debbano ‘giocare’ di squadra – ha detto l’Ammiraglio Moretti – individuando al loro interno norme di linguaggio comuni che consentano al cittadino un approccio ‘morbido’ con gli aspetti burocratici che inevitabilmente devono essere espletati. La Regione e la Capitaneria di Porto hanno, entrambe, competenze in questo settore, diverse, è vero, ma che necessitano, per quanto detto, di un approccio comune che, in estrema sintesi, andrà ad incidere positivamente sulla tutela della risorsa, sulla sua valorizzazione e, in maniera nemmeno troppo indiretta, sulla salvaguardia dell’ambiente marino».

Le principali attività di competenza della Direzione Marittima, previste dalla Convenzione, fanno riferimento al comando dei porti e l’esercizio delle funzioni amministrative di Autorità marittima come la polizia marittima nei porti, sul demanio marittimo e nel mare territoriale e la regolazione amministrativa e verifica del corretto utilizzo dei beni demaniali marittimi, la certificazione della formazione del personale marittimo, la disciplina del diporto nautico, il contenzioso per i reati marittimi depenalizzati.

Oltre all’attività di ricerca e soccorso in mare, la sicurezza della navigazione, l’autorizzazione all’esercizio dell’attività di pescaturismo, la protezione dell’ambiente marino e costiero, il coordinamento delle azioni per la lotta all’inquinamento marino. Inoltre, vigila e controlla le attività di pesca e acquacoltura e l’intera filiera commerciale dei prodotti ittici, per finalità ecologiche di tutela degli stock e per la tutela del consumatore finale.

La Regione e la Direzione Marittima intendono quindi collaborare nella condivisione di dati, l’interscambio di professionalità e il coordinamento delle rispettive capacità operative, per ottimizzare l’impiego delle risorse della Pubblica Amministrazione e creare sinergiche linee di azione coordinata in attuazione delle politiche di tutela dell’ambiente, di gestione sostenibile della pesca e di tutela ecologica delle risorse ittiche del mare.

La Convenzione ha efficacia tra le parti per un periodo di tre anni.

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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