Ancona – Bilancio Partecipato: si vota fino al 10 dicembre

Cinque i progetti in lizza presentati dai cittadini. 150 mila euro il budget a disposizione

Aggiornamento comunicato il 7 dicembre

Data la concomitanza con il ponte dell’ otto dicembre – periodo durante il quale  gli uffici comunali sono chiusi e pertanto non possono fornire assistenza – la scadenza per votare i progetti del Bilancio Partecipato è posticipata  alle ore 23,59 di martedì 12 dicembre

Ancona – Fino al 10 dicembre è possibile votare i cinque progetti finalisti del Bilancio Partecipato, illustrati sabato scorso alla cittadinanza in un incontro pubblico. I progetti sono il risultato di un lungo e qualificato lavoro svolto dai volontari che hanno risposto anche quest’anno all’invito dell’Amministrazione a mettersi in gioco collaborando nell’individuare e costruire alcuni progetti migliorativi della città.

I 5 selezionati tra le tante idee e proposte pervenute – ispirati a rendere più fruibile e vivibile per tutti la città nei suoi spazi – sono visionabili sul sito del Comune nella sezione dedicata al Bilancio Partecipato al link http://www.comune.ancona.gov.it/ankonline/bilanciamo/:

Ancona – La presentazione dell’iniziativa del Bilancio Partecipatoi

Eccoli:

PROGETTO “LUNGOMARE PASSETTO” Sistemare e attrezzare l’ area nei pressi delle grotte del Passetto migliorando il fondo, la fruibilità, l’ illuminazione e l’accoglienza.
PROGETTO “SERVIZI IGIENICI PUBBLICI S.I.P.” Potenziare i servizi igienici pubblici nelle principali zone della città e riqualificare quelli già esistenti.
PROGETTO “ATTIVIAMOCI” Realizzazione di aree fitness nel parco della Cittadella.
PROGETTO “UN PASS PER ANCONA” una card a portata di mano per i cittadini e turisti per scoprire con semplicità Ancona, i suoi capolavori, il suo territorio.
PROGETTO “ACQUA PER TUTTI” Portonovo e Passetto e la piscina del Passetto aprono le porte alla disabilità motoria.

I cittadini di età superiore a 16 anni e residenti ad Ancona, hanno a disposizione 10 punti da ripartire a piacere tra i progetti preferiti, votando a questo link fino a domenica  10 dicembre: http://www.comune.ancona.it/limesurvey/index.php/253544?lang=it

I progetti sono stati sviluppati dai volontari con l’ausilio dei tutors comunali ing. Giorgio Calavalle, dott.ssa Daniela Marsigliani, arch.Giovanna Rosellini, ing. Raffaela Serresi, dott. Sergio Sparapani. Ciascun progetto deve rientrare all’interno di un costo massimo di 150 mila euro, che è il budget complessivo assegnato al Bilancio partecipato. 2017.

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Viviamo il tempo del “minimo sindacale”

Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!


Camerano, 30 luglio 2022 – Il salario minimo sindacale è quella retribuzione fissata per contratto sotto la quale non è possibile andare. A seconda dei punti di vista, una garanzia per il lavoratore che sa di poter contare almeno su quel minimo di stipendio; una scocciatura per il datore di lavoro che sa, pur avendone l’intenzione, che sotto quella soglia minima non può pagare le prestazioni dei suoi dipendenti.

Da qui nasce, per osmosi, nel mondo del lavoro così come in quello della cultura del sociale o della politica, il detto: “fare il minimo sindacale”. Cioè, adoperarsi per introdurre fatica, idee, azioni, decisioni, al minimo delle proprie possibilità o capacità, giusto quel poco necessario a giustificare la propria presenza, il proprio impegno o il proprio ruolo. “Tira a campà”, direbbe Enzo Jannacci.

Ecco, tirare a campare, senza sforzarsi minimamente per fare di più e dare il meglio di sé, rende l’idea dei tempi che stiamo vivendo. In generale, la società del terzo millennio sta tirando a campà. Offre, di sé, il minimo sindacale grazie al quale poter giustificare la propria esistenza. Questo non significa che non ci sia nessuno capace di dare il meglio di sé: qualche imprenditore che si fa un mazzo così e anche di più per provare ad affermarsi; i tanti lavoratori che si fanno lo stesso mazzo per provare con dignità a portare la famiglia a fine mese sono tantissimi.

Concettualmente, però, la sensazione è che i furbetti del minimo sindacale siano piuttosto diffusi. A livello culturale, ad esempio, il decadimento è impressionante. Sono sempre meno quelli che leggono libri, vanno a teatro o al cinema, ascoltano musica classica. I musei vengono visitati in massa ma solo quando l’ingresso è gratuito. Però i concerti in spiaggia di Jovanotti sono sold out. E, a proposito di musica, la qualità della produzione musicale dell’ultimo decennio e forse più è davvero scadente (non lo dico io ma gli specialisti del settore). Non si scrivono più canzoni capaci d’emozionare, tanto che gli autori sono stati invitati ad impegnarsi “oltre il minimo sindacale”.

In politica poi, c’è il peggio del peggio, sia a livello locale sia a livello nazionale. Amministratori, Onorevoli e Senatori, gente che ha scelto di governare un Comune, una Provincia, una Regione, una Nazione, anziché muoversi per far progredire e migliorare lo status quo si accontentano di fare il “minimo sindacale”. Tirano a campà solo per garantirsi la poltrona e, così facendo, anziché migliorarlo lo status quo spesso lo peggiorano. Trovare alibi per loro, in questi ultimi anni, è stato facilissimo: la perdita di potere dei partiti, la mancata crescita economica, la pandemia, l’inflazione galoppante, la guerra in Ucraina, il vaiolo delle scimmie… Ma gli alibi servono a giustificare le sconfitte.

Dopo i tanti governi tecnici, a settembre il popolo tornerà alle urne per eleggere i propri rappresentanti politici i quali, lancia in resta, hanno già iniziato a sciorinare programmi e promesse a tutto spiano. Programmi e promesse che, come succede da circa settant’anni, verranno puntualmente disattesi. I nuovi eletti attueranno, come sempre, il “minimo sindacale” necessario a non essere mandati a casa anzitempo.

Succederà ancora e la colpa sarà mia. Perché continuo a permettere che tutto ciò accada senza far nulla per evitarlo. Perché io, italiano, sono fatto così: purché non mi si rompano le scatole, mi si garantisca l’assistenza sanitaria e la pensione, e mi si faccia pagare poche tasse, sono disposto a fare l’italiano al “minimo sindacale”. Stai sereno, la vita è bella, goditela e tira a campà!

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