All’Ente Parco del Conero oltre 50mila euro dalla Regione Marche

Serviranno a sviluppare i progetti dei CEA a Sirolo, Portonovo, Gallignano, Senigallia, Osimo, Castelfidardo, Falconara

Ancona, 11 agosto 2021 – Il progetto dell’Ente Parco del Conero, candidato al programma di informazione, formazione ed educazione ambientale – Infea Marche 2021/2022, è risultato vincitore tra i sette progetti pervenuti precedendo quello del Parco dei Sibillini, della Provincia di Pesaro-Urbino, del Comune di San Benedetto del Tronto, dell’Unione montana Esino-Frasassi, della Provincia di Fermo e della Provincia di Fermo.

Panoramica sul Parco del Conero

Il primo posto frutterà al Parco del Conero un contributo di 40.227,00 euro che comprende un’ulteriore premialità di 10.000,00 euro.

Un risultato di prestigio per il Parco del Conero che, grazie al progetto A.S.S.E. (Ambiente – Sociale – Sostenibilità – Educazione) ha visto i Centri di Educazione Ambientale (CEA) della sua rete, attivamente coinvolti ed impegnati nel valorizzare, tutelare e promuovere la biodiversità ed il patrimonio naturale, paesaggistico ed agricolo. Oltre alla realizzazione di attività ed iniziative congiunte per comunicare alla popolazione residente, al mondo della scuola ed ai turisti i contenuti ed alcuni degli obiettivi dello Sviluppo Sostenibile raccolti nell’Agenda 2030.

Daniele Silvetti, presidente dell’Ente Parco del Conero

«Siamo particolarmente soddisfatti che la proposta presentata dai nostri uffici, redatta dal responsabile dell’ufficio cultura Filippo Invernizzi e coordinati dal direttore Marco Zannini abbia meritato il primo posto che ci gratifica e ci responsabilizza – ha detto il presidente Daniele Silvettie che conferma la capacità di progettare di questo team di lavoro anche in una situazione di sotto organico che va risolta».

Il progetto A.S.S.E riguarda sette Centri di Educazione Ambientale: il Parco del Conero a Sirolo, quello di Portonovo, quello della Selva di Gallignano di Ancona, quelli di Senigallia, Osimo, della Selva di Castelfidardo e di Falconara.

Marco Zannini, direttore Parco del Conero

«Il finanziamento – spiega il direttore Marco Zannini – ci consentirà di proseguire il percorso iniziato volto a promuovere l’agricoltura sostenibile, assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età, fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, opportunità di apprendimento, incentivare una crescita economica, rendere le città e le comunità sicure, inclusive, resistenti e sostenibili, proteggere, ristabilire e promuovere l’uso sostenibile degli ecosistemi terrestri, la gestione sostenibile delle foreste, combattere la desertificazione, fermare e rovesciare la degradazione del territorio e arrestare la perdita della biodiversità».

Con questo nuovo progetto, il Parco del Conero lavorerà per rafforzare le attività condivise e per sviluppare azioni di comunicazione unitaria, con l’obiettivo finale di intercettare sempre utenti, puntando ad ampliare le proposte didattiche e a riqualificare e rifunzionalizzare i percorsi di visita/escursionistici anche rendendo la cartellonistica e le aree attrezzate inclusive ed accessibili a tutte le utenze (bambini, anziani, disabili).

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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