Processionaria – Castagnani richiede interventi urgenti sui nidi

"A rischio la salute di persone soprattutto anziane e di soggetti allergici oltre a quella degli animali domestici"

Loreto, 13 febbraio 2020 – Una richiesta di intervento rivolta agli organi comunali competenti quella del consigliere di Loreto Libera Gianluca Castagnani, per contrastare la discesa delle larve di Processionaria dagli alberi dove si riscontrano i nidi.

Loreto – Gianluca Castagnani di Loreto Libera

«Già diversi cittadini mi segnalano questo problema – esordisce Castagnani – e siamo al limite del periodo di intervento sui nidi. Consideriamo poi che il caldo anomalo di questo mese sta anticipando il momento della fuoriuscita delle larve da queste grandi ragnatele biancastre».

Va ricordato che la Processionaria nidifica sui rami di pino all’interno di sacche filiformi. Con le temperature primaverili le larve cadono a terra e i loro peli urticanti possono produrre problemi serissimi se vengono a contatto con persone allergiche o con difficoltà respiratorie. Una pericolosità non indifferente anche per gli animali domestici, al punto che esiste apposita legge per la loro distruzione.

Larve di processionaria

«Per questo ho scritto al Sindaco e agli assessori competenti affinché si attivino celermente per impostare gli adeguati interventi sul verde pubblico – prosegue Castagnani – e far rispettare le medesime precauzioni anche nei parchi privati. Dal momento che il taglio dei rami che ospitano i nidi riduce il fenomeno ma non lo abbatte completamente, si programmino già da ora anche interventi per la fine dell’estate con l’esecuzione di adeguati trattamenti, cosa che, a quanto risulta, lo scorso settembre non è avvenuta. Da qui, la virulenza di nidi che si riscontra in questi giorni».

 

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di Paolo Fileni

I riti del Natale per scacciare le solitudini

Luminarie, alberi di Natale, presepi e pranzi in famiglia


Camerano, 8 dicembre 2022 – Ma cos’è che davvero ci spinge l’8 dicembre a decorare le nostre case con luminarie sulle siepi o sulle ringhiere dei balconi, alberi di Natale e presepi? Cosa ci muove davvero, quando corriamo per negozi con la lista dei regali da fare a mogli, mariti, figli, parenti vari, amici, vicini di casa? O, sempre con la lista in mano, ci fiondiamo nei centri commerciali per acquistare una montagna di leccornie che addolciranno e arricchiranno i pranzi della Vigilia, di Natale, di Capodanno?

Certo, c’è chi risolve tutto prenotando un tavolo al ristorante, ma non è la stessa cosa del passare le festività in famiglia, perché al ristorante certi riti familiari non si possono consumare, e le persone hanno un estremo bisogno di riti. Li cercano, li organizzano, li consumano i riti a seconda delle situazioni per non sentirsi soli. Per sentirsi coppia, famiglia, comunità. Per sentirsi vivi, necessari, per sentirsi amati. E quando ami qualcuno glielo devi dire guardandolo/la negli occhi, sfiorandolo/la con una carezza.

La popolazione mondiale sta per raggiungere gli otto miliardi di esseri umani con, in alcuni casi, sovraffollamenti difficili da gestire. Nonostante ciò, gli esseri umani si sentono sempre più soli – si comportano e vivono, sempre più, coniugando le più svariate forme della solitudine. E forse è proprio per questo che rincorrono e coltivano i riti come quello del Natale, per scacciare – almeno per qualche giorno – quella endemica angoscia prodotta dalla solitudine che non confesseranno mai, ma che si portano dentro dalla nascita nascosta fra l’anima ed il cuore.

Con l’avvento dei social, poi, le solitudini hanno subito un’impennata. Si passa sempre più tempo davanti ad uno schermo e una tastiera, a dialogare con una fotografia. Non si va più per negozi, e regali e prodotti si acquistano nella solitudine di una cameretta scegliendo attraverso un’immagine e confermando l’acquisto con un click. Nessun rumore, nessun odore o profumo, niente scambio di pareri o d’informazioni con un venditore o una commessa, solo un click.

Siamo sempre più maledettamente soli. Più lo siamo, meno accettiamo di confessarlo: difficile trovare le parole per comunicare agli altri un malessere così profondo; forse non esistono parole per dire a voce, guardandosi negli occhi: “abbiamo bisogno di noi, di viverci, di confidarci, di fidarci”. Così, senza parole, esorcizziamo l’angoscia prodotta dalla solitudine affidandoci all’esternazione delle luminarie, all’accensione dell’albero di Natale, all’acquisto dei regali e all’organizzazione di pranzi e cene. Consapevoli, nel profondo, che dopo Santo Stefano la magia svanirà. Ma va bene così. Sappiamo fin troppo bene che la felicità è effimera e dura pochi istanti. Allora, godiamoci questo istante possibilmente in famiglia. Per non sentirsi soli, per sentirsi vivi!

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