Camerano: più controlli sui rifiuti prodotti dagli uffici comunali

L’assessorato competente striglia i dipendenti del Palazzo che, se in difetto, smaltiranno personalmente l’immondizia

Camerano – Chi non conosce il detto: “predica bene ma razzola male”? Che sta a significare che spesso c’è chi fa credere di essere virtuoso, o lavora per applicare le leggi per rendere virtuosi i cittadini, ma poi nel concreto è il primo a non esserlo.

Un vezzo che appartiene un po’ a tutti, nessuno escluso. Per questo è degna di nota l’iniziativa messa in atto dall’assessorato ai rifiuti del Comune di Camerano che nelle scorse settimane ha effettuato, a più riprese, un controllo dei rifiuti prodotti dagli uffici comunali.

La sede del Municipio di Camerano

Dalla verifica è emerso che la maggior parte degli uffici effettua correttamente la divisione, anche se in alcuni cestini è stato trovato materiale riciclabile, per lo più carta e umido.

A verifica effettuata, è stato comunicato formalmente a tutti i dipendenti, responsabili, collaboratori e amministratori meno virtuosi di attenersi alle regole di raccolta; e alla ditta che effettua il servizio di pulizia di non svuotare i cestini se ritengono che il materiale al loro interno non sia conforme. Eventualità che obbligherebbe il dipendente a provvedere di persona allo svuotamento, dividendo i rifiuti prima dello smaltimento nei bidoni a piano terra.

L’assessore all’ambiente di Camerano, Costantino Renato

«Negli scorsi anni si è cercato di portare avanti iniziative di riduzione sull’utilizzo della carta sostituendo le stampanti collegate a singoli PC con macchine multifunzioni di tipo dipartimentale – spiega l’assessore Costantino Renato – si è obbligato i dipendenti alla visualizzazione a video dei protocolli assegnati che prima venivano fotocopiati per ogni ufficio, si è incentivato l’uso della Pec (posta elettronica certificata, ndr) ed e-mail per le comunicazioni – anticipando l’obbligo di legge – e si sta lavorando per capire se è possibile informatizzare tutte le procedure e migliorare i servizi di e-government».

La digitalizzazione dei prossimi anni porterà sicuramente ad un ulteriore riduzione dei rifiuti prodotti dal Palazzo comunale, ma nel frattempo c’è bisogno di mettere in atto la più semplice delle regole: che la carta sia conferita nell’apposito bidone bianco e la plastica nel bidone giallo, evitando di mischiare tutto nel bidone nero dell’indifferenziata.


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

FNSI: ecco a voi l’Informazione italiana!

La denuncia, fatta a pagamento, del sindacato dei giornalisti


17 ottobre 2021 – Oggi, sui principali quotidiani nazionali, la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI), ha pubblicato – a pagamento – una denuncia su quella che è la situazione in cui versano i giornalisti e l’informazione in Italia. Di seguito, il testo integrale:

Il diritto dei cittadini a essere informati è sotto attacco. I giornalisti sono nel mirino di organizzazioni criminali e neofasciste. Vengono quotidianamente intimiditi, minacciati, picchiati per via del loro lavoro.

Una crisi senza precedenti mette in ginocchio il settore dell’editoria. L’occupazione è sempre più precaria. Migliaia di giornalisti sono costretti a lavorare senza diritti, senza tutele, e con retribuzioni indegne di un Paese civile.

Governo e Parlamento dimenticano l’articolo 21 della Costituzione. Non vogliono fermare le querele bavaglio. Non vogliono norme per l’equo compenso e per contrastare il precariato.

Lasciar affondare l’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani significa dare il via allo smantellamento progressivo dell’autonomia e del pluralismo dell’informazione, pilastro di ogni democrazia. Governo e Parlamento non lascino morire l’informazione italiana”.

Intanto, non è assurdo che FNSI (sindacato unico e unitario dei giornalisti italiani che, a loro nome, stipula con le organizzazioni datoriali dei vari settori dell’informazione i contratti collettivi nazionali di lavoro giornalistico), per una tale denuncia debba pagare uno spazio sui giornali?

Poi, diciamocelo: la denuncia, sacrosanta, purtroppo vera, dai contenuti più che condivisibili, arriva con grave ritardo ad accusare un sistema in atto nel Paese da almeno vent’anni. Certo, meglio tardi che mai, ma adesso la Federazione, in quanto sindacato, si dia una mossa con azioni concrete per sovvertire l’andazzo: non bastano le parole di denuncia, occorrono i fatti!

Articolo 21 della Costituzione

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni”.

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