Avviati i lavori del nuovo parco in zona Cupetta

Un'area verde attrezzata di 3.600 mq. per un costo di circa 174mila euro

Camerano, 11 maggio – Sono partiti i lavori per la realizzazione del nuovo parco in zona “Cupetta“. L’area verde si estenderà su una superficie di 3.600 mq, all’interno del trilatero Via Papa Giovanni XXIII, Via Scandalli e Via Pertini.

L’area sarà dotata di una zona giochi volta a favorire l’apprendimento motorio, di un percorso di collegamento pedonale interno tra le varie aree di sosta, idoneo alla fruizione del parco da parte di soggetti con ridotta capacità motoria e, infine, di un percorso di collegamento a margine.

Il progetto prevede anche la creazione di un parcheggio a monte del parco e di un “belvedere” sulle colline marchigiane. Verrà anche sistemata la strada in ghiaia esistente che costeggia il parco, implementato il verde (nei periodi idonei) attraverso nuove piantumazioni e realizzato l’impianto di illuminazione.

Il costo totale del progetto è di circa 174mila euro. In origine, la costruzione del nuovo parco che non ha ancora un nome – attualmente prende quello della zona in cui sorgerà – doveva essere a carico della Cooperativa che aveva costruito le abitazioni limitrofe, ma un fallimento con conseguente contenzioso aveva bloccato il progetto. Oggi, incassate le fidejussioni, il Comune ha potuto dargli seguito a distanza di circa sette anni.

Accantonato invece il progetto della costruzione di una bretella di collegamento fra Via Pertini e Via Scandalli, che dovrebbe realizzarsi a pochi metri dal nuovo parco Cupetta. Accantonato ma non abbandonato, fanno sapere dal Comune. Si farà, ma per il momento è stato messo in coda a progetti più urgenti come la ristrutturazione delle scuole e la messa in sicurezza del campo di calcio.

 

redazionale


Lascia un commento

Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Meglio essere formica o essere cicala?

Riflessioni a confronto nell’evolversi della società


Camerano, 19 giugno 2022 – La favola di Esopo la conosciamo tutti, sì sì, quella della formica e della cicala. Quella dove si racconta delle formiche che passano tutta l’estate a faticare e a immagazzinare semi e provviste per l’inverno, mentre le cicale se ne fregano delle provviste e dedicano i mesi estivi a godersi il sole e a cantare da mattina a sera. Poi, quando l’estate passa e arriva il freddo dell’inverno, le formiche hanno cibo per superarlo mentre le cicale muoiono di fame.

Morale a parte (è chiaro che Esopo ci tramette la negatività dell’essere cicala), ai giorni nostri, essere formica vale ancora la pena? Voglio dire, visto l’andazzo delle cose, ha ancora senso passare una vita a spaccarsi la schiena per assicurarsi un inverno decedente e sostenibile, oppure è meglio godersela quanto più è possibile, fare ciò che si vuole e non ciò che si deve, tanto alla fine quando viene l’inverno ci sarà qualcuno che penserà anche alle cicale?

Negli ultimi sessant’anni il mondo è cambiato parecchio. Per certi versi in bene, per altri in male. Parecchio in male. I nostri genitori, negli anni ’60 del secolo scorso, hanno iniziato a fare le formiche e, dopo una vita di lavoro, rinunce e tanto sudore, in linea di principio sono riusciti ad avere una casa di proprietà e ad assicurarsi una vecchiaia senza tribolazioni. Ma quelli erano anni in cui le regole esistevano ed erano rispettate. Oggi?

Oggi, ai genitori dell’ultima generazione non basterebbero tre vite vissute nelle rinunce per riuscire a mettere al sicuro la propria vecchiaia né, tantomeno, a garantire serenità ai propri figli; e forse è anche per questo che di figli non se ne fanno più. Allora, visto come stanno le cose, che senso ha essere formica? Meglio essere cicala, se non altro me la sono goduta!

Meglio essere cicala anche perché, quando l’inverno arriva, arriva anche la Naspi, il reddito di cittadinanza, il sussidio di disoccupazione, lo sconto sulle bollette in base al proprio Isee (che più è basso e meglio è). Il lavoro? Ma che, sei matto? Chi me lo fa fare di sudare le proverbiali sette camicie quando, stando a casa in canottiera, mi danno comunque dei soldi per vivere?

Certo, mica tutti sono così… cicale, le eccezioni esistono, ma sono milioni quelli che non fanno eccezione. Quelli che (anziani indigenti a parte) oggi succhiano dal sociale tutto ciò che possono e che dicono: domani si vedrà! Eppoi, sai che domani! Le pensioni spariranno, così come tanti lavori. Magari arriva la terza guerra mondiale e… amen. Il lavoro è sempre più precario e non permette di programmare il futuro. La vita è così breve che va vissuta e non certo subìta. Meglio mille volte cicala che formica!

Eddai, ci risiamo! Eppure, basterebbe così poco. Basterebbe pagare salari equi ed onesti, con denaro che abbia un potere d’acquisto reale e solido, cosicché, dopo aver pagato l’affitto, le bollette, il cibo per la famiglia, la scuola dei propri figli, restasse ancora qualcosa per qualche capriccio. Negli anni ’60 era così, poi è arrivata la globalizzazione e la Terza Repubblica.

Ma negli anni ’60 le cicale si contavano sulle dita di una mano, e venivano additate come esempio negativo. Oggi, nel 2022, è l’esatto opposto; oggi, le cicale vengono osannate sui social. Fare sacrifici, lavorare sodo anche per poco, aspirare ad un traguardo migliore, sono modi di vivere che non ci appartengono più: che siano le formiche a fare fatica!

© riproduzione riservata


link dell'articolo