Parco del Conero e 30 aziende agricole biologiche a confronto

Accordi agroalimentari per la tutela delle acque che oltre Sirolo, Numana, Camerano, Ancona riguardano Castelfidardo e Osimo

Sirolo, 27 novembre 2021 – Si è svolta nella sala riunioni del centro visite del Parco del Conero, il primo incontro tra le oltre trenta aziende che insistono nel territorio del parco e non solo, aderenti agli Accordi Agroalimentari d’Area. Si tratta di progetti che hanno lo scopo di coinvolgere ed aggregare intorno ad una specifica problematica di carattere ambientale, un insieme di soggetti pubblici e privati nell’ambito di un progetto territoriale condiviso, in grado di attivare una serie di interventi volti ad affrontare tale criticità in maniera coordinata.

Sirolo – Alcuni partecipanti all’incontro con il Parco del Conero

Il Parco del Conero, sotto la guida del facilitatore Valerio Ballerini, sta realizzando un percorso finalizzato alla tutela della qualità delle acque denominato Coltiviamo la qualità delle acque del Conero. Il progetto rientra all’interno del PSR Marche 2014-20 nel quale fare formazione e informazione per rafforzare l’applicazione dell’agricoltura biologica, garanzia di qualità ed eco sostenibilità delle produzioni.

La finalità del progetto è concentrare in una determinata area una serie di azioni di valore ambientale, in particolare l’adozione di tecniche di agricoltura biologica, con benefici misurabili di qualità ambientale. L’ambito in questione è un vasto territorio che interessa non solo i quattro Comuni del parco (Ancona, Numana, Camerano, Sirolo), ma anche quelli di Castelfidardo e Osimo. Il percorso punta a una riduzione dell’impatto ambientale determinato dall’attività agricola. Grazie al finanziamento ottenuto dalla Regione Marche, alle aziende spetterà un 10% in più sui contributi per l’agricoltura biologica.

L’agronomo Valerio Ballerini (foto d’archivio)

L’attività di animazione che ha avuto un primo incontro d’aula, prevede un costante monitoraggio e attesterà i risultati delle azioni messe in atto divulgando poi i risultati. Della realizzazione di questa macroarea biologica beneficeranno le acque superficiali e profonde riducendo l’inquinamento conseguente all’utilizzo di prodotti chimici, di fertilizzanti, pesticidi e di liquami provenienti dagli allevamenti.

«Nel corso degli incontri frontali – ha detto l’agronomo Ballerini – stiamo ponendo un’attenzione particolare a quelle pratiche agronomiche in grado di aumentare l’humus nei suoli agricoli del comprensorio, con conseguenze positive per tutto l’agroecosistema, per la qualità e la quantità delle produzioni agricole locali».

Marco Zannini, direttore Parco del Conero (foto d’archivio)

Per il direttore del Parco del Conero, Marco Zannini: «premesso che la qualità dell’acqua di un territorio è imputabile a diverse attività umane oltre che all’agricoltura, è importante sottolineare come, in un territorio a vocazione turistica come è quello del Conero, il miglioramento di tale qualità, ottenuto grazie all’attuazione del progetto di Accordo Agroambientale, possa avere ricadute positive su diversi comparti economici, compreso quello primario dell’agricoltura. Grazie a questi incontri – ha concluso il Direttore – gli agricoltori che partecipano al progetto assicurano il loro contributo per tutelare l’ambiente e far sì che le proprie attività siano sempre più sostenibili».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Marchigiani: rabbia, orgoglio e dignità

Un onore appartenere a questo popolo un po’ dorico un po’ piceno


Camerano, 21 settembre 2022 – Non voglio star qui a commentare ciò che è successo nella notte fra giovedì 15 e venerdì 16 settembre 2022 nelle Marche. Né i morti di Ostra, i disastri a Sassoferrato, Pianello, Corinaldo, Cantiano, Senigallia, per citarne solo alcuni. O la reiterata piena del Misa, le responsabilità di chi doveva fare e non ha fatto. O i dispersi… Se ne è parlato e se ne sta parlando, forse anche troppo, su tutti i media social compresi.

No, non commento, sperando, finalmente, che le responsabilità di chi poteva arginare i danni e se n’è fregato saltino fuori e i colpevoli vengano puniti. Magra consolazione però di fronte ai morti, dispersi, feriti o ai rimasti senza un’abitazione.

Di fronte ad un’alluvione con conseguenze così drammatiche come quest’ultima, aspettando che la Magistratura e la Giustizia facciano il loro corso, vorrei sottolineare invece la reazione dei marchigiani. Rabbia sì, tanta, tantissima, perché gran parte dei disastri si sarebbero potuti evitare visti i precedenti del 2014. Ma anche tanto orgoglio e dignità.

Senza tante chiacchiere, senza aspettare inermi gli aiuti che comunque sono arrivati anche da mezza Italia, i marchigiani colpiti dal disastro si sono da subito rimboccati le maniche e, indossati gli stivali e agguantate le pale e le scope, si sono messi immediatamente all’opera per spalare via dal fango strade, garage, cantine e abitazioni allagate.

Mentre Vigili del fuoco, Protezione civile e volontari cercavano i morti e i dispersi, tanti giovani studenti, operai, commercianti, imprenditori e liberi professionisti, uniti dallo stesso intento e tutti insieme, si sono riversati per strada cercando di salvare il salvabile. Con orgoglio e dignità. L’orgoglio e la dignità di un antico popolo di mare avvezzo a fare da sé di fronte agli accidenti della vita. Perché i marchigiani sanno da sempre come si fa a rialzare la testa, con tigna e la forza delle proprie braccia.

Ma c’è anche di più, e questo solo i marchigiani lo possono capire. Vedere gruppi di tifosi dell’Ascoli e dell’Ancona – acerrimi nemici quando si tratta di calcio giocato – lavorare fianco a fianco a Senigallia e Borgo Bicchia pale in mano, sporchi di fango e stremati dalla fatica, dà la vera misura di cosa significhi la solidarietà, l’orgoglio e la dignità di questo popolo un po’ dorico e un po’ piceno (foto, Curva Nord Ancona).

Scene particolari che ad un vecchio cronista di provincia come me fanno sentire fino in fondo, e con sincero orgoglio, il senso d’appartenenza a questa gente. Se questi sono i marchigiani, è un onore per me essere nato in questa regione. Grazie a tutti quelli che in un modo o nell’altro hanno lavorato per far rialzare la testa alle mie Marche!

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