Per gli apicoltori marchigiani 540mila euro dalla Regione Marche

Fino ad un massimo di 30mila euro a impresa “una tantum” a fondo perduto per bilanciare le restrizioni imposte dal lockdown

Ancona, 16 novembre 2021 – Nelle Marche, anche il settore dell’apicoltura professionale potrà beneficiare dei sostegni economici per le perdite dovute all’epidemia da Covid 19 e per gli eventi climatici avversi.

Su proposta del vicepresidente Mirco Carloni, assessore all’Agricoltura, la Giunta regionale ha attivato una linea d’intervento nell’ambito delle risorse stanziate dalla Regione per la ripartenza delle Marche. A disposizione ci sono 540mila euro che verranno assegnati, una tantum, agli apicoltori richiedenti con minimo 50 arnie censite alla Banca dati apistica.

Contributi a fondo perduto, fino a un massimo di 30mila euro a impresa, per i quali non sono previsti criteri di selezione delle domande. «Garantiamo un contributo forfettario in conto capitale in relazione agli alveari, compresi nuclei e sciami, dichiarati e verificati nel corso dell’istruttoria – spiega Carloni – È una misura di aiuto fortemente richiesta e attesa dal mondo dell’apicoltura professionale regionale che, per la prima volta nelle Marche, strutturiamo allo scopo di sostenere un settore produttivo zootecnico di rilievo per la nostra regione e di importanza strategica per il mantenimento degli equilibri ambientali».

Ancona – Mirco Carloni, vicepresidente e assessore all’Agricoltura della Regione Marche

L’obiettivo, evidenzia il vicepresidente, è quello di «garantire una liquidità aziendale, come fatto negli altri settori produttivi. A seguito della pandemia, gli apicoltori, al pari degli altri imprenditori agricoli e no, hanno dovuto sostenere nuovi e ingenti costi, non bilanciati dalle vendite a seguito delle restrizioni imposte con il lockdown. A questa circostanza penalizzante, a fronte di spese fisse non controbilanciate dalla commercializzazione, si sono sommate anche le avverse condizioni metereologiche e climatiche degli ultimi mesi che hanno ridotto notevolmente la produzione del miele e costretto gli apicoltori a nutrire gli sciami, sostenendo nuovi costi incompatibili con il fatturato aziendale. Il ristoro che garantiremo sarà tutto sorretto con i fondi del bilancio regionale».

 

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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

di Paolo Fileni

Scarpe e panchine rosse per colpa di anime nere

Giornata internazionale contro la violenza sulle donne


Camerano, 25 novembre 2021 – Si celebra oggi, in tutto il mondo civile, la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, data simbolo scelta perché in questo giorno del 1960 a Santo Domingo tre sorelle – Patria, Minerva, Maria Teresa Mirabal – vennero uccise e gettate in un burrone dagli agenti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo. Data ripresa il 25 novembre 1981 quando si organizzò il primo Incontro Internazionale Femminista delle donne latinoamericane e caraibiche, e da quel giorno divenne data simbolo. Istituzionalizzata definitivamente dall’Onu nel 1999.

Sono dunque quarant’anni esatti che il mondo, prendendo a simbolo una data, ha ufficializzato e condannato la brutalità dell’uomo, del maschio, nei confronti delle donne. Una violenza fatta di soprusi, ricatti continui, botte spesso sfociate in delitti, che per la verità esiste da sempre ad ogni latitudine e si perde nella notte dei tempi.

Nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre.

In Italia i dati ISTAT mostrano che il 31,5% delle donne ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

In Italia, circa ogni tre giorni una donna viene uccisa in quello che viene definito il fenomeno dei femmicidi. Secondo il Rapporto Istat 2018 sulle vittime di omicidi pubblicato dal Ministero degli Interni, il 54,9% degli omicidi di donne sono commessi da un partner o ex partner, il 24,8% da parenti, nell’1,5% dei casi da un’altra persona che la vittima conosceva (amici, colleghi, ecc.)

Oggi in tutta Italia, ogni Comune, Provincia, Regione, Associazione di categoria, denuncia il fenomeno dei femminicidi e dice no alla violenza sulle donne. Lo fa con eventi ed iniziative d’ogni sorta tutte accomunate dal colore rosso: facciate dei palazzi e monumenti illuminati di rosso, panchine colorate di rosso, scarpe rosse abbandonate sul selciato delle piazze. Un simbolo, quello delle scarpe rosse, ideato nel 2009 dall’artista messicana Elina Chauvet con l’opera Zapatos Rojas. Installazione apparsa per la prima volta davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne rapite, stuprate e uccise a Ciudad Juarez.

Questo colore rosso riporta alla mente il colore del sangue versato dalle tante donne vittime di femminicidio, contrapposto al nero dell’anima dei loro stupratori, violentatori e assassini. L’anima nera di quei maschi mai cresciuti che considerano la donna una loro proprietà esclusiva, al punto da arrivare ad uccidere la propria compagna o ex, quando si rendono conto d’averla persa definitivamente. La proprietà, ovviamente, mica la donna, che è soltanto colpevole di avergli detto o dimostrato che lei non è proprietà di nessuno se non di se stessa.

Domani, spento il colore rosso, resterà il nero di quelle anime perse e una statistica da aggiornare. Si lavorerà per aiutare quelle donne e quei figli scampati alla violenza ma, soprattutto, si dovrà trovare il modo per insegnare agli stalker che una donna non è un oggetto, che una storia d’amore può finire, che un femminicidio non può affermare una supremazia che non è mai esistita se non nella loro testa. E bisogna trovarlo, quel modo, prima che la perdano del tutto la testa.

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