Ancona – Una rivoluzione nella raccolta delle olive

Coltivazione dell'olivo ad alta densità: una innovazione paragonabile all’introduzione della mietitrebbiatrice per la raccolta del grano

Ancona – Venerdì 10 novembre si è tenuto un seminario speciale all’Azienda Agraria dell’Univpm, dal titolo “Coltivazione dell’olivo ad alta densità”: una rivoluzione della olivicoltura paragonabile alla introduzione della mietitrebbiatrice per la raccolta del grano.

Il campo per la coltivazione dell’olio ad alta densità (ADO)

La prova sul campo mostrata durante il seminario, impostata per verificare la possibilità di coltivare in modo sostenibile e valorizzare il germoplasma marchigiano, ha dimostrato che il Piantone di Mogliano si adatta alla coltivazione ad alta densità come le migliori varietà internazionali (Arbequina); mentre altre varietà locali (Piantone di Falerone, Carboncella) e nazionali (Maurino e Leccio del corno) sono risultate molto interessanti.

Al seminario è stato possibile effettuare una prova sul campo e mostrare la raccolta in continuo con macchina scavallatrice, capace di raccogliere 2-4 ettari al giorno.

Gli impianti ad alta densità dell’olivo (ADO) vengono oggi proposti con tipologia “superintensiva” e poche varietà appositamente selezionate a livello internazionale. Questo rende tali impianti poco flessibili rispetto a condizioni pedo-climatiche differenziate e ad anomali andamenti climatici, con forte rischio di scadimenti qualitativi e difficoltà di mantenimento della produzione nel tempo.

La raccolta ADO – Univpm del Piantone di Mogliano

Il seminario del 10 novembre sull’olivicoltura ad alta densità è stato seguito da studentiimprenditori, operatori, tecnici e professionisti, più di 30 persone provenienti da Marche, Puglia, Molise, Abruzzo, Umbria ed Emilia Romagna, tutti rimasti in campo per la dimostrazione della raccolta e in aula per la presentazione delle basi fisiologiche e tecniche della coltivazione sostenibile dell’olivo ad alta densità.

La visita in campo ha permesso di discutere i risultati produttivi dell’ADO, l’impiantistica utilizzata e i miglioramenti possibili, la gestione della potatura, dell’apporto di acqua e nutrienti e della fertilità del terreno, le differenze tra varietà locali, nazionali e internazionali e quelle che meglio si adattano a questo sistema d’impianto.

Lo scarico delle olive ADO – Univpm ad Agugliano

Al momento a livello globale ci sono circa 100.000 ettari di impianti ADO, nelle Marche appena 15 ettari, ma l’interesse va crescendo anche per il successo delle citate varietà locali e per la possibilità di coltivare l’olivo anche in agricoltura biologica.

La raccolta negli impianti tradizionali è la voce di costo più importante e rappresenta quasi il 50% del costo finale dell’olio d’oliva. Con impianti ADO il costo della raccolta diventa la seconda voce dopo la potatura che nelle prove dell’Univpm è risultata comunque più veloce di quella degli impianti tradizionali, ma va fatta in modo integrato (selettiva a mano sui lati del filare in inverno e meccanica estiva nella parte alta della chioma).

 

redazionale


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