Raccolta delle olive presso la Fondazione Ferretti

Iniziativa aperta a tutti con inizio ore 11

Castelfidardo, 11 ottobre 2018 – Con la nuova campagna olearia, ritorna anche l`appuntamento con la raccolta delle olive aperta a tutti, fissata per domenica 14 ottobre presso l’oliveto storico della Fondazione Ferretti (Contrada Campanari a Castelfidardo) dalle ore 11.00 alle ore 17.00.

La manifestazione, in collaborazione con il Centro di educazione ambientale regionale Selva di Castelfidardo, la Selva Società cooperativa sociale, la sezione fidardense di Italia Nostra Onlus e con il patrocinio di Comune di Castelfidardo, si svolge attorno ad uno dei più importanti appuntamenti della vita contadina di un tempo: si sperimenterà sul campo la raccolta a mano delle olive e si potrà degustare l`olio nuovo con i suoi profumi e sentori.

Ci sarà anche un mercatino di prodotti biologici e a km 0 e la possibilità di fermarsi per un pic-nic in autonomia o usufruendo di un piccolo stand gastronomico con panini, zuppa calda e bevande.

L’iniziativa si inserisce nel ben più ampio progetto di agricoltura paesaggistica e vuole diffondere valori di sostenibilità ambientale, conoscenze e stili di vita orientati al rispetto del bene comune e delle risorse naturali, far condividere competenze, sensibilità, conoscenze e capacità necessarie per salvaguardare il nostro ricco patrimonio culturale e ambientale, nonché la nostra salute.

Per informazioni: tel. 071/780156, e-mail: info@fondazioneferretti.org

 

redazionale


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Pane Burro & Marmellata

Una striscia quotidiana di riflessione

a cura di Paolo Fileni
Pane Burro & Marmellata

 

IO STO COI PASTORI SARDI!

22 febbraio 2019 – Produrre un litro di latte ovino costa più di 0,60 euro. Le industrie casearie che comprano il latte dai pastori sardi – ma pure da quelli laziali, calabresi e siciliani – per trasformarlo in formaggio, lo pagano 0,60 euro al litro: meno di quanto costa produrlo. Ha senso? No. Così, non c’è da stupirsi se una mattina Gavino, Efisio e compagni decidono di prendere il loro latte ovino appena munto e di gettarlo per strada. Una protesta forte, disperata, perché venderlo a quella miseria di prezzo non gli conviene più.

Per un pastore, gettare a terra il latte prodotto dalle sue capre è come tagliarsi le vene e lasciarsi morire dissanguato. Un gesto estremo, un atto di guerra vero e proprio nei confronti dei cartelli industriali – sordi, avidi e menefreghisti – che pensano soltanto al proprio profitto e non guardano in faccia nessuno. Un cartello strafottente, per giunta, perché decide di non presentarsi neppure al tavolo della mediazione messo in piedi dal Governo per conciliare un nuovo prezzo con i pastori.

Un cartello oltretutto scorretto, perché quando resta privo del latte ovino sardo – necessario alla produzione del pecorino romano made in Italy – il latte se lo va a prendere in Romania. Fuori da un protocollo che per poter apporre la scritta “made in Italy” sull’etichetta del formaggio, prevede tassativamente il latte sardo.

Per tutto questo, e qualcosa d’altro, io sto con i pastori sardi. E sono disposto a pagare qualche euro al chilo in più il pecorino romano, se questo serve a non far morire la pastorizia. Alla peggio, se non me lo posso permettere, ne mangerò meno. E lo gusterò con maggior piacere.

Oggi, purtroppo, in Italia va così. Ma va così anche in Olanda, Inghilterra, Germania… Tanto da domandarsi se davvero vale la pena aver fatto quest’Europa Unita, e aver aperto le frontiere al mercato globale. Perché il problema del latte ovino dei pastori sardi, è lo stesso problema dei produttori di arance e clementine, di pomidoro, di olive, di uva e mele che, per raccogliere i loro prodotti, sono costretti ad utilizzare il caporalato e rendere letteralmente schiavi i raccoglitori: extracomunitari pagati 25 euro al giorno per dodici ore di lavoro.

Pensiamoci, noi consumatori, quando mettiamo in tavola il cesto della frutta o grattugiamo estasiati il pecorino romano su un piatto di amatriciana. Dietro questi prodotti ormai alla portata di tutti, c’è un cartello industriale o della grande distribuzione che per profitti enormi ce li mette a disposizione affamando e schiavizzando il primo anello della filiera alimentare: il produttore.

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